Weekend romantico e sportivo a Castelmagno: due giorni estivi tra santuari, crinali e stelle Unesco in Valgrana
C'è una valle, nel remoto ovest piemontese, che è il posto del cuore di uno di noi, Spartaco. Un luogo di infanzia, di ricordi familiari, di estati adolescenti. Che ha fatto nascere, e poi crescere, la sua grande passione per la montagna, inevitabilmente trasmessa alla sottoscritta fin dai primissimi anni di frequentazione. E non è stato difficile, amare la montagna è una cosa che mi è venuta spontanea :)
C'è una valle, in provincia di Cuneo, che porta il nome di un formaggio, ma custodisce molto più di una forma d'alpeggio stagionata. È la Valgrana, o Valle Grana, una delle Alpi Cuneesi meno conosciute e meno battute dal turismo di massa, dove un santuario imponente si affaccia su pascoli a quasi duemila metri di altitudine, e una strada stretta e sinuosa conduce fino a un rifugio dove si può dormire guardando le stelle attraverso un tetto che si apre sopra il letto.
Questo è un itinerario di due giorni pensato per chi cerca un weekend che unisca cultura, natura e una buona dose di romanticismo. E che dà anche la possibilità di fare attività sportiva con trekking ad alta quota fra panorami da togliere il fiato. Zaino in spalla, quindi. Ma prima chiavi dell'auto alle mani, perché fin qui si arriva su strada, spesso stretta come un sentiero :).
IN BREVE:
- 📍 Luogo: Castelmagno, Valgrana, Piemonte
- ⏱️ Durata: 2 giorni
- 🎫 Tipologia: Weekend romantico, sportivo, culturale ed escursionistico
Giorno 1: dal santuario di San Magno al Rifugio Fauniera
Il santuario di San Magno: fede, leggenda e affreschi a 1760 metri
A prescindere da dove si arrivi, la prima tappa del weekend è il Santuario di San Magno, il cuore spirituale e iconico dell'alta Valgrana, adagiato a circa 1760 metri di quota verso la fine della valle. Le origini del culto si perdono tra due tradizioni: da un lato si racconta di un soldato romano della Legione Tebea che, rifiutandosi di venerare l'imperatore come divinità, sarebbe stato martirizzato insieme ai suoi compagni, i cui superstiti si dispersero poi evangelizzando le vallate alpine; dall'altro la figura di un monaco benedettino nato nel 699 nella Rezia, attuale Svizzera tedesca, che si distinse per l'instancabile opera di evangelizzazione; alla sua morte la sua venerazione si diffuse fino al nord Italia. L'edificio attuale viene citato già a partire dal Quattrocento, ma il suo tesoro più prezioso è il ciclo di affreschi della cappella Botoneri, datato 1514, che conserva ancora oggi colori sorprendentemente vividi.
Il Santuario vive i suoi momenti di grazia nel giorno di ferragosto di ogni anno e durante la festa patronale di San Magno, il 19 di agosto, quando bande musicali (occitane: perchè qui siamo in Occitania!) locali - normalmente i famosissimi in zona Lou Dalfin - e una folla di gente occupa l'intero piazzale, e musica e canti occitani risuonano nella valle. Informarsi su web per verificare annualmente i programmi delle due giornate.
Sotto l'edificio del santuario si trova una trattoria storica dove tradizionalmente ci si ferma per un pasto; quest'anno la qualità della cucina non è all'altezza degli anni passati, ma resta comunque un buon punto sosta per un caffè prima di rimettersi in cammino o in auto.
Se invece si cerca un pranzo del sabato più convincente, la Valgrana offre due valide alternative nei dintorni. La prima è La Meiro, un agriturismo molto grazioso che produce a sua volta il Castelmagno, situato su una strada laterale pochi minuti prima di arrivare al santuario: una tappa che unisce il buon cibo alla scoperta diretta della filiera del formaggio simbolo della valle. La seconda è il Maraman, un rifugio (in realtà non un vero rifugio d'alta quota, ma è chiamato così) di recente ristrutturazione, raggiungibile in pochi minuti a piedi, o addirittura in un minuto d'auto, superato il santuario proseguendo verso monte.
Personalmente sono entrambi posti consigliabili e dove si mangia bene. Forse La Meiro è più da pasto strutturato, il Maraman si presta anche ad un pranzo veloce/panini. Se doveste scegliere il Maraman, se disponibile, non perdetevi il tavolino con vista 😍.
Per chi ama camminare: due modi diversi di vivere la prima giornata
Chi vuole aggiungere del movimento alla prima giornata ha davanti a sé due strade diverse tra loro per il tipo di esperienza che regalano: da un lato una cima panoramica raggiungibile direttamente dal santuario, dall'altro un'immersione nei borghi e nella cultura popolare della valle, che parte però dal paese prima di Castelmagno, a Pradleves.
Per chi vuole una cima: Punta Crocette, il classico panoramico di Castelmagno. Questa è l'opzione per chi si trova già al santuario e vuole guadagnare quota senza uno sforzo eccessivo (sia chiaro, occorre essere già un po' allenati, non ci si improvvisa camminatori di montagna senza il giusto allenamento :)). Dal parcheggio del santuario si imbocca il sentiero segnalato che risale il prato alle spalle dell'edificio, in direzione nord. Con un dislivello di circa 430 metri e circa un'ora e mezza di cammino si raggiunge il Passo delle Crocette, a 2184 metri, un valico caratterizzato da moltissime piccole croci di ontano lasciate dai pellegrini che qui transitavano provenendo dalla Val Maira. Da qui, seguendo la cresta verso destra, si raggiunge in breve la cima del Monte Crocette (2194 m), un balcone naturale da cui lo sguardo spazia su tutte le cime della Valgrana, dal Monte Bram fino alla lontana pianura cuneese. Il sentiero è facile e privo di difficoltà tecniche, assolutamente fattibile per chi sia già un camminatore.
Per quanto mi riguarda, è stato il primo trekking e la prima cima fatti in Valle Grana. Nei mesi migliori, giugno e luglio, il panorama intorno è incredibile. E spesso ce lo si gode in totale solitudine, essendo una cima non molto battuta. Ricordo ancora l'incredibile emozione provata di fronte all'imponenza di quelle montagne, una sensazione che all'epoca mi era ancora del tutto nuova :).
Per chi vuole borghi e leggende: il Cammino delle Leggende, con partenza da Pradleves. Questa seconda opzione richiede invece di organizzarsi diversamente, perché il punto di partenza è Pradleves, un borgo poco più a valle rispetto a Castelmagno: per percorrerlo occorre quindi fermarsi lì la mattina, prima di risalire verso il santuario, oppure dedicargli mezza giornata il giorno successivo, quando si rientrerà dal rifugio. Si parte dalla piazzetta Sacco e Vanzetti nel centro del paese: un anello di circa 13 chilometri e 700 metri di dislivello, percorribile anche in versioni più brevi grazie a diverse scorciatoie segnalate lungo il tragitto. Il percorso attraversa le borgate di Cialancia, Grange e Cugn, tra case in pietra e pannelli che raccontano le leggende locali di orchi, streghe e draghi: Pradleves è infatti l'unico paese della valle in cui si sia registrato, nel seicento, un vero episodio di caccia alle streghe. Un itinerario che unisce l'escursione al racconto popolare, perfetto per chi ama viaggiare anche attraverso le storie di un luogo, più che attraverso il dislivello. Anche in questo caso, anzi soprattutto - poichè il dislivello è maggiore - è necessario essere già un po' allenati.
Il trasferimento al Rifugio Fauniera
Dal santuario si prosegue in auto verso il Rifugio Fauniera, che sorge a 2305 metri, poco sotto la cima del Colle Fauniera, in un punto di passaggio tra la Valgrana, la Valle Maira e la Valle Stura. La strada è asfaltata, ma stretta e panoramica: bisogna procedere con attenzione, soprattutto nei tratti senza visuale, perché il traffico è a doppio senso su una carreggiata di fatto a singola corsia. A intervalli regolari, sono presenti degli spazi laterali dove poter accostare per dare la precedenza alle auto che arrivano in senso opposto: pazienza e prudenza sono le parole d'ordine.
Il rifugio va prenotato con anticipo, soprattutto nei weekend estivi. Inoltre verificare annualmente i periodi di chiusura (nei mesi invernali è chiuso e non raggiungibile).
Una notte al Rifugio Fauniera: dormitorio, stelle e gnocchi al Castelmagno
Al Rifugio Fauniera il pernottamento standard avviene in camerata, con letti a castello condivisi: non aspettatevi quindi una stanza privata in questa formula. Per chi cerca invece un tocco più romantico, il rifugio propone alcune casette indipendenti proprio di fronte alla struttura principale, le StarsBox, dotate di tetto apribile che permette di addormentarsi guardando il cielo stellato: perchè è doveroso sapere che la Valgrana regala uno dei cieli più bui e limpidi d'Europa, lontano da ogni inquinamento luminoso. Questa soluzione ha un costo a parte rispetto al pernottamento in camerata e va prenotata con largo anticipo, perché la disponibilità è molto limitata.
Il rifugio offre diverse attività per riempire il pomeriggio e la serata: relax sulla terrazza panoramica al sole, sauna finlandese, tinozza calda con vista sulla valle, oppure semplicemente un libro letto in un angolo tranquillo. Ma l'esperienza da non perdere, a fine giornata, è la cena: gli gnocchi al Castelmagno del rifugio sono un rito che nessun visitatore dovrebbe saltare, preparati con il celebre formaggio DOP che nasce proprio in questi pascoli.
Giorno 2: alba su Rocca Negra e anello verso Punta Tibert e Punta Tempesta
Sveglia all'alba (da verificare orario stagionalmente)
La seconda giornata inizia presto, con la sveglia puntata per raggiungere Rocca Negra in tempo per l'alba. L'orario esatto va verificato in base al periodo dell'anno, poiché cambia sensibilmente tra le stagioni: come regola generale, conviene svegliarsi circa un'ora e mezza prima dell'orario dell'alba, in modo da essere in cima a Rocca Negra con un buon margine, almeno mezz'ora o quaranta minuti prima che il sole spunti, per godere appieno degli incredibili colori che daranno il benvenuto al sole che sorge. Verificare anticipatamente anche le condizioni meteo, inutile cimentarsi nella salita se il tempo fosse molto nuvoloso o addirittura piovoso.
Dal rifugio, con un breve cammino (circa 20/30 minuti in base al passo), si guadagna la vetta di Rocca Negra, ovvero un punto panoramico da cui la vista si apre su tutta la vallata sottostante, mentre il cielo si accende dei primi colori del giorno: un momento di silenzio e quiete che vale la sveglia anticipata. E l'intero viaggio.
Noi abbiamo visto l'alba qui il 4 luglio. Qualche nuvola ha oscurato i primissimi momenti, ma il resto è stato da brividi. Inoltre essere lì completamente da soli, in mezzo a quel panorama di cime e di pascoli verde intenso e la pianura in gran lontananza rilascia quella sensazione insieme di potenza ed anche di fame vita, che ti fa dire: questo è un giorno che vale la pena di essere vissuto! Noi abbiamo poi proseguito il trekking, punto secondo del passaggio che segue, e fino alle 10 non abbiamo incontrato anima viva.
Due modi di vivere la giornata
A questo punto il weekend si biforca, per andare incontro a due tipi diversi di viaggiatore.
Chi preferisce il relax può rientrare al rifugio dopo l'alba, tornare a dormire qualche altra ora e poi godersi la giornata prendendo il sole in terrazza o facendo piccole passeggiate nei dintorni, senza fretta.
Chi è più sportivo, invece, può proseguire direttamente dall'alba lungo un anello di cresta che tocca due delle cime più significative dell'alta Valgrana e dell'adiacente Val Maira: Punta Tibert, la montagna più alta della valle con i suoi 2648 metri, sormontata da un'imponente croce che domina gli strapiombi verso la pianura cuneese, e Punta Tempesta (2679 m), cima limitrofa sul confine con la Val Maira. Il percorso si sviluppa come un sentiero balcone che segue lo spartiacque tra le due valli, regalando panorami a 360 gradi su tutte le montagne circostanti, dalla inconfondibile Rocca la Meja, soprannominata la "cattedrale delle Alpi", fino alle più lontane vette delle Alpi Marittime. L'anello, per chi vuole fare entrambe le cime (sono a circa 20 minuti l'una dall'altra, per questo ha senso farle insieme), richiede indicativamente circa 3,5 ore (3 ore facendo una sola delle due cime), permettendo così di rientrare al rifugio in tempo per una colazione tardiva, o direttamente per il pranzo.
Il pomeriggio: relax in quota o discesa a Caraglio
Anche per il pomeriggio della seconda giornata ci sono tre strade possibili. La prima è restare al rifugio, godendosi ancora un po' di relax in montagna prima del rientro a valle. La seconda è scendere a Pradleves in tarda mattinata e fare il sentiero delle Leggende, per chi finora aveva scelto il solo relax. Il terzo è iniziare il rientro facendo una sosta a Caraglio, il paese all'imbocco della Valgrana, per visitare il Filatoio Rosso.
Il Filatoio di Caraglio è il più antico setificio ancora esistente in Europa, costruito tra il 1676 e il 1678 per volontà del conte Giovanni Girolamo Galleani, su impulso del duca Carlo Emanuele II che voleva rilanciare la produzione della seta nel Ducato di Savoia. L'edificio, dall'aspetto di un castello turrito, rimase operativo fino al 1936 e oggi ospita il Museo del Setificio Piemontese, con macchinari ricostruiti fedelmente che permettono di ripercorrere l'intera filiera della seta, dal bozzolo al filo pronto per la tessitura. Le visite sono solo guidate, quindi verificate in anticipo gli orari disponibili prima di organizzare la tappa.
💬 Conclusioni e FAQ
In sintesi: due giorni, due velocità
Questo weekend in Valgrana si presta a essere vissuto a intensità diverse: c'è chi lo affronterà come una fuga romantica fatta di panorami, buon cibo e una notte sotto le stelle, e chi invece vorrà spingersi lungo le creste per collezionare cime e dislivelli. La bellezza di questo angolo di Alpi Cuneesi è proprio questa: un territorio che sa accogliere entrambe le anime, spesso nello stesso viaggio, a volte persino nella stessa coppia.
E magari terminerà con quella sensazione, come è accaduto a noi, che, da qualche parte nel vostro cuore, la Val Grana ha messo radici.
Nota: questo è un itinerario indicativo. Si consiglia di verificare i periodi di apertura del rifugio e di prenotare con anticipo il pernottamento, specialmente le StarsBox. Di verificare l'orario dell'alba, e di controllare attentamente le condizioni meteo prima di intraprendere l'anello verso Punta Tibert e Punta Tempesta.