Senegal senza filtri: 9 giorni nell’Africa vera

Isola di Goree

Un viaggio auto organizzato, senza filtri e senza intermediari, in un paese che sorprende più di quanto prometta.

Il Senegal non è una meta “facile” né patinata: ed è proprio questo il suo valore.

Il Senegal ti prende di sorpresa. Parti con poche aspettative, e rientri con grandi emozioni, talvolta contrastanti, ma di certo con la consapevolezza di aver toccato con mano l’Africa vera, e con la sensazione concreta che il mondo sia molto più grande, più complicato e più bello di quanto pensavi.

Non è un viaggio da resort. È un viaggio da fare con gli occhi spalancati, disposti a comprendere, a perdersi, a sedersi con degli sconosciuti davanti a un tè alla menta e a non avere fretta.

Questo è il racconto di un viaggio fatto in tre, a fine maggio. Nove giorni, una valigia smarrita, un autista senegalese trovato quasi per caso, e quantità enormi di ottimo Thiéboudienne, il piatto tipico senegalese fatto con pesce e riso.

Nessuna agenzia. Nessun filtro.

Bambina senegalese

📋 INFO PRATICHE PRIMA DI PARTIRE

Documenti e visto
Per i cittadini italiani non è necessario alcun visto. Serve il passaporto con almeno 6 mesi di validità residua dalla data di fine soggiorno. Nient'altro. Il Senegal ha sospeso l'obbligo di visto per i cittadini UE dal 2015.

Quando andare
Il Senegal ha due stagioni: la secca (da novembre a maggio) e quella delle piogge (da giugno a ottobre). La stagione secca è il periodo migliore per viaggiare: strade percorribili, piste praticabili, clima gradevole. Fine maggio — il periodo in cui abbiamo viaggiato noi — è la coda della stagione secca: caldo ma non opprimente sulla costa (Dakar oscilla tra 21°C e 26°C), più intenso nell'entroterra. Le serate sono fresche. Non piove. Rispetto ai mesi di picco (dicembre-febbraio) si incontrano meno turisti.

Valuta
La moneta è il Franco CFA dell'Africa Occidentale (XOF). Il cambio è fisso: 1€ = 655 CFA — una delle poche valute africane con cambio stabile, agganciato all'euro. L'economia è ancora prevalentemente basata sul contante: carta di credito accettata solo in strutture medio-alte delle città principali. Cambiate in aeroporto all'arrivo — il cambio è corretto e senza commissioni. Nelle località più piccole (e ce ne sono tante lungo il percorso) le banche non esistono: portatevi sempre una riserva di contanti. Quando ritirate fuori Dakar, fatelo nelle città più grandi come Mbour o Saly.

Telefono e connessione
Comprate una SIM locale appena arrivati: si trovano ovunque, sia in aeroporto che nei negozietti in città. I principali operatori sono Orange (quella da noi scelta), Free Senegal ed Expresso. La copertura nelle città principali è buona; nelle zone rurali può essere limitata o assente. I costi sono bassi e variano in base ai GB (dai 5/7 € in su, in base all’esigenza). Alternativamente valutate una eSIM che potete acquistare prima di partire.

Prese elettriche
Buona notizia: il Senegal usa lo stesso tipo di prese dell'Italia (Tipo C/E, le nostre). Non serve adattatore.

Fuso orario
Il Senegal segue l'ora UTC+0: è un'ora indietro rispetto all'Italia (due ore indietro quando in Italia è in vigore l'ora legale estiva).

Lingua
La lingua ufficiale è il francese. Tra loro, i senegalesi comunicano principalmente in wolof. Chi non parla francese può cavarsela in inglese nelle strutture turistiche, ma nelle zone più interne è difficile. Come per ogni viaggio, abbiamo cercato di imparare qualche parola di wolof, ve lo consigliamo, è molto apprezzato: salaamaalekum (ciao/salve), naka nga def? (come stai?), jërejëf (grazie), b aal ma (scusa), waaw (sì), deedeet (no).

Vaccinazioni e salute
Non ci sono vaccinazioni obbligatorie per chi parte dall'Italia, ma quelle consigliate sono: febbre gialla, epatite A e B, tetano, tifo, meningite. La profilassi antimalarica è raccomandata soprattutto da giugno in poi e nelle zone interne del paese — a fine maggio sulla costa il rischio è basso, ma il parere del vostro medico o del centro vaccinale dell'ASL è sempre quello che conta. Bevete solo acqua in bottiglia. Portate da casa una piccola farmacia di viaggio: antidiarroico, antibatterico intestinale, paracetamolo, disinfettante, cerotti e repellente per insetti a base di DEET. Noi abbiamo assunto il Malarone, ma se ritornassimo non lo faremmo più, almeno nelle zone da noi visitate non ne abbiamo percepito la reale necessità.

Trasporti
Per i trasferimenti tra città, i mezzi locali sono i sept-places (vecchie Peugeot con sette posti che partono solo quando sono pieni) e i minibus. Economici, lenti, autentici. Se il tempo è poco e le tappe sono molte, la soluzione migliore è un autista privato per i tragitti lunghi, al solo scopo di non sprecare ore preziose ad aspettare nei garage. Per gli spostamenti brevi in città, i clandò (taxi senza licenza) sono ovunque e costano poco. Tutto si contratta: sempre, ovunque, senza eccezioni.

Sicurezza
Il Senegal è uno dei paesi più stabili dell'Africa occidentale, con una lunga tradizione democratica e una cultura dell'ospitalità — la teranga — che è parte identitaria del paese. Nelle zone turistiche ci sono venditori insistenti: un educato ma fermo "non, merci" basta quasi sempre. L’unica zona in cui siamo stati davvero un po’ stalkerizzati con insistenza è la spiaggia di Mbour. Infine attenzione ai borseggi nei mercati affollati, ma la medesima che porreste in Italia. Non servono guide obbligatorie.


🗓 ITINERARIO GIORNO PER GIORNO

Giorno Tappa Highlight
Giorno 1 Gorée e Dakar Traghetto all'alba per l'isola di Goree, rientro per pranzo, pomeriggio a Dakar
Giorno 2 Dakar → Keur Moussa → Lago Rosa → Lompoul Messa benedettina con kora, Lago rosa, arrivo a Lompoul
Giorno 3 Lompoul Deserto di dune, scuola del villaggio, mercato del pesce
Giorno 4 Lompoul → Saint-Louis Giro in calesse, ponte Faidherbe, quartiere dei pescatori di Guet Ndar, Langue de Barbarie
Giorno 5 Saint-Louis → Thiès → Mbour → Joal-Fadiouth sosta a Thiès, mercato del pesce di Mbour, visita notturna a Joal
Giorno 6 Joal-Fadiouth isola di conchiglie, cimitero interreligioso, giro in piroga al tramonto
Giorno 7 Joal-Fadiouth → Palmarin pista di sabbia, Delta del Saloum in piroga, Djiffer, costa atlantica, relax
Giorno 8 Palmarin → Nianing vita da locali a Nianing
Giorno 9 Nianing → La Somone → Dakar Laguna, raccoglitrici di ostriche, mercato di Soumbédioune, ultimo HLM

Gorée: l'isola che ti lascia in silenzio

All'alba Gorée è silenziosa come un segreto. Gatti sugli scalini, colori coloniali — ocra, rosa, bianco screpolato — che sembrano dipinti a mano sulla luce del mattino. Nessuno ancora che cerca di venderti niente. Il consiglio più importante per Gorée è uno solo: prendete il traghetto prestissimo.

Quello di metà mattina dicono riversi sull'isola molti turisti e di venditori, e l'atmosfera si perde. Di prima mattina, invece, è quasi surreale. Gorée è piccola — si gira a piedi in venti minuti — ma ha un enorme peso specifico, quello della sua della storia.

Ed è bellissima, di una bellezza autentica, decadente, magica. Ed è triste, perché dal XV al XIX secolo è stata uno dei principali nodi della tratta atlantica degli schiavi. La Maison des Esclaves, costruita nel XVIII secolo, conserva le celle dove venivano ammassati uomini, donne e bambini prima di essere imbarcati verso le Americhe.

Sull'isola non esistono strade asfaltate né automobili: solo vicoli di pietra, buganvillee che traboccano dai muri e silenzio. La Porta del Non Ritorno — una piccola apertura che dà direttamente sull'oceano — è una delle immagini più cariche di tutto il continente africano. Non si commenta. Il silenzio è ciò che merita il ricordo di questo pezzo storia di grande vergogna per l’umanità intera.

Vale la pena andare oltre la Maison des Esclaves, e visitare il Fort d'Estrées e Museo Storico, che ospita il museo storico del Senegal e racconta la storia dell'isola, e Le Castel, punto più alto dell'isola ed ex forte militare, che offre bellissime viste panoramiche sull'isola, sul mare e su Dakar.

Siamo tornati a Dakar prima di pranzo, una mezza giornata è più che sufficiente per godersi l'isola pienamente.

Isola di Goree Note pratiche:
Traghetto: il traghetto da e per Goree parte dal porto di Dakar quasi ogni ora dalle 6,15 fino alle 22,30 e la traversata dura 20/30 minuti. Consultare comunque gli orari prima di partire.
Guida: una guida per Gorée non è necessaria. Noi l’abbiamo chiesta alla nostra guesthouse sperando di riceverne un valore aggiunto storico, consapevoli di essere in un luogo, purtroppo, tristemente iconico. Ma non è stata all’altezza, una qualsiasi guida cartacea avrebbe fatto un lavoro migliore.

Dakar: un caos da sbrogliare

Dakar non è una città facile. E’ una città africana di quelle vere, veraci. È rumorosa, caotica, insistente. Nelle zone centrali si è continuamente avvicinati da venditori che tentano ogni approccio possibile. Ci vuole molta pazienza — davvero tanta — ma ne vale la pena, se la si vuole davvero conoscere.

Il cuore storico si raggiunge a piedi dall'imbarco di Gorée in cinque-dieci minuti: la Piazza dell'Indipendenza è il punto di orientamento principale, circondata da banche e uffici coloniali. Da lì si irradiano le strade principali. Il Marché Kermel — costruito nel 1860, originariamente riservato agli europei — è il mercato più pittoresco: spezie, fiori, souvenir, stoffe, tutto in un palazzetto ottagonale che profuma di un altro secolo. E poi c'è la stazione ferroviaria: una facciata coloniale bellissima, e un interno recentemente ristrutturato. Ma conserva ancora il tono delle stazioni di una volta, con i suoi binari e i vecchi treni.

Il Marché Sandaga, fondato nel 1936 e ampliato più volte, è invece il più grande e caotico della città: colori, voci, migliaia di persone, e tutto quello che si può immaginare in vendita. È il posto giusto per perdersi.

Il quartiere Medina — costruito dai francesi in epoca coloniale per separare la popolazione locale dagli europei, e oggi cuore pulsante della città — è uno fra i più autentici. Strade strette, murales ovunque, la Grande Moschea del 1964 con il suo minareto svettante, i sarti con macchine da cucire degli anni '70 che lavorano davanti alle botteghe. Tra i vicoli della Medina è nato Youssou N'Dour, musicista e politico senegalese celebre in tutto il mondo.

Il mercato HLM (ascelèm) è il più autentico di Dakar per chi cerca stoffe e tessuti tradizionali: niente pose, niente turisti. Sarti al lavoro, tessuti wax dai colori sgargianti, prezzi contrattabili. È qui che, al rientro, ci siamo riempiti di bellissime e coloratissime stoffe africane. Un'altra tappa degna di nota è il mercato di Soumbédioune, sulla costa ovest della città vicino all'aeroporto: artigianato di qualità, legno, bronzo, cuoio, gioielli.

Consiglio: Nei mercati, partite sempre da un terzo del prezzo richiesto, e poi contrattate. Portate banconote piccole: se pagate con una banconota più grande del prezzo concordato, potreste avere difficoltà nel ricevere tutto il resto. Per mangiare: trovate il ristorante più affollato di gente locale a ora di pranzo. Oppure affidatevi alle recensioni di Google Maps. Il thiéboudienne è il piatto nazionale e lo troverete ovunque. I caotici mercati di Dakar

Da qui inizia il viaggio on the road con autista: 4 giorni sulle strade selvagge del Senegal. La scelta è nata, già dall’Italia, per ottimizzare i tempi del viaggio - con i mezzi pubblici non avremmo mai potuto fare tutte le tappe che avremmo voluto -, ma lo abbiamo scelto in loco, casualmente, tramite una conoscenza. Scelta non azzeccatissima, nel nostro caso: consiglio invece di cercarlo online in modo da poterne verificare i giudizi. Avevamo già in mente il tragitto e il numero dei giorni, dovevamo solo concordare il prezzo (che è stato dell’equivalente di 100€ a testa per tre persone, per un percorso totale di 650 km, driver e benzina inclusi).

Lago Rosa (Lac Retba) e la vita dura delle raccoglitrici di sale

Dakar – Lago Rosa: 1-1,5h.

La strada per arrivarci è una pista di terra battuta (magari nel frattempo l’hanno asfaltata). Macchine normali possono avere qualche difficoltà a raggiungere il mercato artigianale sul bordo del lago, perché il percorso è sabbioso. Ne vale comunque la pena.

Il Lac Retba deve il suo nome alla colorazione rosata dell'acqua, causata dall'alga Dunaliella salina che prolifera nell'elevatissima concentrazione di sale — fino al 40%, quasi il doppio del Mar Morto.

Ma quello che colpisce davvero non è tanto o solo il colore dell'acqua. Sono le persone. Decine di raccoglitori — la maggior parte delle quali sono donne, arrivate da Mali, Guinea e altri paesi del Sahel — entrano nel lago con secchi di plastica, grattano il fondo, raccolgono il sale a mano. Lavorano nell'acqua per ore, proteggendosi la pelle dall'azione corrosiva del sale con olio di karité.

Le piramidi di sale bianco che si accumulano sulla riva sono un paesaggio lunare. Un'economia invisibile che tiene in piedi intere famiglie. L'impatto con questa realtà umana è stato tra i momenti più intensi dell'intero viaggio. Il lago non si può solo fotografare: bisogna figurativamente immergersi, guardare non solo per vedere, ma per capire cosa significa fare quel lavoro ogni giorno. Dietro il mercato artigianale, le dune di sabbia si arrampicano verso l'interno: saliteci se potete. La vista vale.

Portatrice di sale, Lago Rosa

Keur Moussa: canti gregoriani e kora nella savana

Lago Rosa - Keur Moussa: circa 1h.

A circa un'ora e un quarto da Dakar, nel silenzio della savana, sorge un monastero benedettino fondato negli anni '60 da monaci francesi. Keur Moussa significa letteralmente "Casa di Mosè" in wolof. Quello che rende questo posto unico nel suo genere è la musica: abbiamo assistito ad una messa con canti gregoriani reinterpretati dai monaci con strumenti tradizionali dell'Africa occidentale — la kora, il balafon, il tama.

Il risultato è qualcosa che non suona né africano né medievale: suona semplicemente meraviglioso e indimenticabile. Era domenica, e la messa domenicale è un'esperienza che prescinde completamente dalla fede. Ci si siede accanto a famiglie locali con bambini, si ascolta questa liturgia che non assomiglia a nulla di già sentito, e si capisce qualcosa di nuovo sull'incontro — vero — tra culture profondamente diverse fra loro, perché qui latino e wolof si fondono ai ritmi e melodie africane: incredibile!

Dopo la funzione, i monaci allestiscono un mercatino con i prodotti del monastero: succhi, marmellate, frutta secca, formaggi artigianali. Tutto prodotto lì. Tutto molto buono.


Lompoul: un deserto dove non te lo aspetti, e un villaggio che resta nel cuore

Keur Moussa – Lompoul: 2h 30

Deserto di Lompoul

Dopo due ore abbondanti di strada si arriva a Lompoul: a pochi chilometri nell'entroterra dalla costa atlantica ci si ritrova in un deserto di dune. Un Sahara in miniatura, Lompoul è fra i deserti più piccoli al mondo, disorienta perché è un universo totalmente diverso rispetto al contesto in cui è collocato, un ecosistema prezioso e fragile: sabbia dorata, creste di dune che cambiano forma con il vento, un silenzio che ti stupisce a così poca distanza dall'oceano.

Noi abbiamo fatto un breve giro in pick-up con il gestore dell’hotel dove abbiamo soggiornato, camminato sulle dune, scattato foto al tramonto, e cenato intorno al falò sotto un cielo di stelle. Le attività meno impattanti sull’ambiente, oltre alle passeggiate in cammello (che non abbiamo fatto). Ma vi sono altre attività praticabili in loco, come il quad sulle dune o escursioni in 4 x 4. Cercate di fare in modo che il vostro passaggio abbia il minor impatto possibile su questo piccolo ecosistema.

Ma Lompoul non è solo dune, ma anche ciò che vi sta intorno. Il villaggio di Lompoul sur Mer, dove abbiamo dormito la seconda notte, vive di pesca, e offre uno spaccato autentico di vita senegalese. Al ritorno delle piroghe — solitamente nel tardo pomeriggio — sulla spiaggia si svolge uno spettacolo antico e quotidiano: barche di legno coloratissime, che si arenano sulla sabbia tra urla, risa e odori potenti e scaricano il pescato della giornata.

Uomini indaffarati, donne che selezionano e vendono, bambini ovunque. Centinaia di piroghe allineate sulla riva, pronte a ripartire la notte successiva notte. Un’immagine degna di essere rappresentata su una cartolina da terre esotiche.

Poco fuori dal villaggio, i banconi per l'essiccatura e l'affumicatura del pesce raccontano però anche una storia meno bella. Gli accordi di pesca tra il Senegal e l'Unione Europea, e le flotte industriali asiatiche che operano nelle stesse acque, hanno devastato i fondali davanti alla costa senegalese negli ultimi decenni. I pescatori locali hanno visto il loro pescato diminuire drasticamente — fino al 70% in alcune zone.

Lompoul è anche un luogo dove conoscere qualcosa di più profondo della realtà locale: la scuola del villaggio — anni fa solo capanne, oggi ampliata grazie a progetti di cooperazione — e i piccoli appezzamenti dove le famiglie diversificano le coltivazioni e creano lavoro.

La sera, il rituale del tè alla menta. Tre giri: il primo forte e amaro, il secondo dolce, il terzo leggero. La preparazione è intenzionalmente lenta. Un pretesto per stare insieme e parlare, senza fretta.

Scuola di Lompoul sur Mer

Saint-Louis: la bellezza malinconica dell'Africa coloniale

Lompoul - Saint-Louis: 2h.

Fondata dai francesi nel 1659 sull'isola di N'Dar, Saint-Louis è stata la prima città europea nell'Africa subsahariana e capitale dell'Africa Occidentale Francese per quasi due secoli. Il suo apice si estende tra il XVII e il XIX secolo. Nel 1902 la capitale viene spostata a Dakar, e da quel momento inizia un declino lento e inesorabile. Nel 2000 viene dichiarata Patrimonio UNESCO.

St. Louis è formata da tre zone: la terraferma, l'isola coloniale e la Langue de Barbarie. Il ponte Faidherbe, 507 metri di ferro progettato da Gustave Eiffel, è il simbolo della città. Le facciate coloniali lungo le strade dell'isola si sfaldano lentamente: intonaci che cadono, balconi in ferro battuto che cedono, buganvillee che crescono attraverso le crepe dei muri. Subito dopo il ponte si trova lo Hotel de la Poste, dove soggiornò Saint-Exupéry.

Il modo migliore per vedere Saint-Louis è il giro in calesse. In un'ora e mezza si percorre l'isola e si raggiunge il quartiere dei pescatori di Guet Ndar, nella Langue de Barbarie. Questo è il Senegal del National Geographic: un brulichio di anime, piroghe che rientrano con il pesce, fumi di affumicatura ovunque. La Langue de Barbarie è una striscia di 40 km che funge da rifugio per centinaia di specie di uccelli acquatici.

Vicolo di Saint Louis Nota: A maggio si svolge il celebre Saint-Louis Jazz Festival. Se i tempi lo permettono, vale un'organizzazione ad hoc.
Attenzione alle foto: Nel quartiere dei pescatori, come in molte zone del Senegal, possono non essere ben viste. Chiedete sempre il permesso.

Thiès: una sosta sulla strada

Saint-Louis – Thies: 4h.

Thiès è la seconda città del Senegal per popolazione, ma non è una destinazione turistica classica. Per chi si sposta su strada tra Saint-Louis e la costa meridionale, è un passaggio quasi obbligato e un buon posto per una sosta pranzo.

La città è nota per la sua Manifattura dei Tappeti, fondata negli anni '60 su impulso del presidente Senghor, che produce arazzi ispirati alle opere dei maggiori artisti africani e internazionali. È uno dei luoghi meno visitati del Senegal, e proprio per questo uno dei più autentici per chi è interessato all'artigianato locale. Non aspettatevi grandi attrazioni: Thiès è una città di passaggio.


Mbour: il mercato del pesce, e l’unica esperienza negativa della vacanza

Thies – Mbour: 1,5 h.

Mbour è nota per avere uno dei mercati del pesce più vivaci della costa senegalese. Le piroghe rientrano nel tardo pomeriggio: è quello il momento giusto per essere lì.

Ma Mbour è anche il posto dove abbiamo trovato la faccia peggiore del Senegal. Sulla spiaggia si possono incontrare personaggi che si propongono come guide obbligatorie con un'insistenza che va ben oltre il fastidioso. La nostra pazienza quel giorno è stata messa davvero a dura prova. Il consiglio pratico: in primis verificate sul web se questa situazione persiste, se così, se volete visitare il mercato da soli, è meglio accordarsi preventivamente con qualcuno di fiducia che possa farvi da accompagnatore informale.

Spiaggia con piroghe

Joal-Fadiouth: conchiglie, fede e il presidente poeta

Mbour - Joal-Fadiouth: 1h20.

Ultimo trasferimento con taxi privato.

Joal-Fadiouth

Joal è la città natale di Léopold Sédar Senghor, primo presidente del Senegal indipendente e padre del concetto di négritude — il movimento culturale degli anni '30 e '40 che rivendicò la dignità e la ricchezza delle culture africane di fronte al colonialismo. Senghor fu anche il primo africano eletto all'Académie Française. Un gigante intellettuale, nato in questo piccolo villaggio di pescatori sulla costa atlantica. Fadiouth è l'isoletta raggiungibile a piedi su un lungo ponte di legno dal porto di Joal. L’ingresso all’isola è a pagamento, e la visita guidata è di fatto quasi obbligatoria: viene ”spinta” per contribuire all’economia locale. Tutto — strade, case, muri — è costruito su uno strato di conchiglie accumulate in dodici secoli di storia.

Ma la cosa più bella di Fadiouth è il suo cimitero: cristiani e musulmani sepolti fianco a fianco, senza separazioni di alcun tipo. Nessuna targa lo celebra come attrazione turistica. È semplicemente così, da sempre. In un mondo che tende a dividere, Fadiouth è un esempio silenzioso e concreto di come le cose potrebbero essere. Vicino al porto si trova la Scuola dell'Assunta, gestita da suore missionarie: insegna alle giovani donne del posto a lavorare i tessuti tradizionali, i batik. I proventi della vendita degli articoli finanziano la scuola stessa. I pezzi sono bellissimi e l'acquisto diventa quasi un atto responsabile. Il giro dell'isola in piroga, all'alba o al tramonto, attraverso i canali e i banchi di conchiglie, è uno di quei momenti che restano. In alternativa, o in aggiunta, potreste scegliere un giro nella zona delle mangrovie. Scegliete una barca e contrattate.

Consiglio: Joal è vita vera, Fadiouth è meta turistica, per cui è più probabile che verrete maggiormente disturbati. Fatevi accompagnare da chi vi sembra più affidabile. Noi avevamo incontrato un ragazzo che spingeva il fratello in carrozzella e diceva di parlare italiano: si è rivelato un'ottima guida e una persona di valore. La casualità spesso funziona meglio della pianificazione.


Palmarin e il Delta del Saloum: mangrovie, silenzio e Africa profonda

Joal-Fadiouth – Palmarin: 1h.

Trasferimento con taxi consigliatoci dall’hotel

Il Delta del Saloum — Patrimonio UNESCO dal 2011 — è un labirinto di canali, isole di mangrovie, dune di sabbia e villaggi di pescatori isolati dal mondo. È una delle zone umide più importanti dell'Africa occidentale: : biodiversità straordinaria, centinaia di specie di uccelli tra cui pellicani rosa, fenicotteri, aironi cenerini. Le mangrovie formano una rete di radici sospese sull'acqua che è sia paesaggio che ecosistema vitale.

Palmarin è il punto di accesso più meridionale al delta. Il trasferimento da Joal è su pista di sabbia — solo tracce sul terreno, nel nulla più completo. Siamo anche passati attraverso la zona di affumicatura del pesce all'interno di Joal: nuvole di fumo denso, un paesaggio apocalittico e bellissimo. La gita in piroga nel delta porta attraverso canali silenziosi — l'unico rumore è quello dei remi nell'acqua e del vento tra le mangrovie. Il villaggio di Djiffer, all'imbocco del delta verso il mare aperto, è stata la tappa più significativa (ammetto: forse l’unica): spiaggia deserta, bambini sulla riva, piroghe tirate in secco. Tuttavia troppo tempo speso in trasferimenti, e costo eccessivo: non posso sconsigliarla, non so se è andata male a noi o se quello è lo standard.

Avviso: Palmarin, se le cose non sono cambiate nel frattempo, è immersa nel nulla. si è dipendenti dall'hotel, che in assenza di concorrenza può fare i prezzi che vuole: l’escursione in piroga ci è costata tre volte il prezzo di Fadiouth. Informatevi preventivamente e valutate bene se non sia più conveniente partire per le escursioni nel delta direttamente da Joal-Fadiouth. Non c’è un reale motivo per venire fino a qui. A meno che non abbiate la necessità di staccare la spina, solitudine, mare selvaggio e relax. La mattina successiva abbiamo atteso un taxi (lo stesso che ci ha portato a Palmarin) che ad un costo diversamente economico ci ha portato a Nianing.


Nianing: la costa atlantica senza pose

Palmarin – Nianing: 1h20.

Nianing è uno di quei posti che non esistono sulle cartoline. Non ha monumenti, non ha mercati famosi, non ha niente da "vedere" in senso turistico. Ha la spiaggia, il mare, la lentezza. Ed è un ottimo antidoto a Saly — che è esattamente il contrario di quello che si dovrebbe cercare in Senegal: una lunga sequenza di resort, hotel tutto-incluso e boutique per turisti, senza niente che ricordi un paese vero. Saly è utile solo per le banche e i bancomat (pochi altrove nella zona). Per tutto il resto, è da evitare.

Qui abbiamo trascorso una giornata fra giro in paese confondendoci fra i locali, (una storia carina: la cameriera dove abbiamo fatto pranzo aveva un buon profumo. Al mio apprezzamento ha chiamato il suo fornitore, e dopo 15 minuti il profumo era sul nostro tavolo: acquistato!), passeggiate sul mare, e la visita all’orfanotrofio, dove abbiamo lasciato penne e quaderni.

Vita quotidiana in Senegal

La Somone: la laguna nascosta

Nianing – La Somone 1h.

La Somone ha una sola vera attrazione, ma vale il viaggio: la sua laguna. Ogni mattina, le donne dei villaggi circostanti arrivano a piedi — con ceste in testa e acqua fino alle cosce — per raccogliere le ostriche. È un gesto identico a quello delle loro madri e nonne, e delle generazioni prima ancora. Una delle scene più potenti dell'intero viaggio. Tolto questo, La Somone è una tappa di transizione: un posto dove riposare prima dell'ultimo tratto verso Dakar.


Ritorno a Dakar: l'ultimo saluto

La Somone – Dakar 1h20.

Il rientro a Dakar il giorno prima del volo è l'occasione per fare quello che non si è riusciti a fare all'andata. Il mercato di Soumbédioune, sulla costa ovest della città vicino all'aeroporto, è uno dei mercati dell'artigianato più grandi del Senegal: legno, bronzo, cuoio, tessuti, gioielli. I commercianti sono insistenti — bisogna avere molta pazienza — ma la qualità è alta. Tra i banchi c'è anche chi fa il pittore: quadri originali, diversi dai soliti souvenir identici che si trovano ovunque. Cercateli. E poi, ancora una volta, il mercato HLM per le stoffe. Se ne volete ancora — e quasi sicuramente vorrete — è il posto giusto.

La notte finale a Dakar chiude il cerchio.

Fuori, la città che non dorme. Dentro, quella sensazione strana di chi ha visto qualcosa che non riesce ancora a mettere del tutto a fuoco — e sa già che ci vorrà tornare.


Una nota finale: perché farlo da soli (e responsabilmente)

Il Senegal è sicuro. Più sicuro di quello che tendiamo a pensare.

È un paese a maggioranza musulmana moderata, storicamente stabile, con una profonda cultura dell'accoglienza — la teranga — che non è uno slogan turistico ma una pratica quotidiana e concreta.

Non avete bisogno di una guida. Non avete bisogno di un tour operator.

Avrete bisogno di tempo, pazienza, curiosità e la disponibilità a cambiare programma quando la realtà vi propone qualcosa di meglio di quello che avevate pianificato.

Organizzare il viaggio da soli significa che i soldi che spendete arrivano direttamente a chi li guadagna.

Il turismo di massa — resort, pacchetti tutto-incluso, villaggi-bolle — porta ricchezza fuori dal paese e lascia poco alle comunità locali.

Il turismo responsabile, quello lento e curioso, fa l'esatto contrario.

I senegalesi sono persone solari e dignitose. Incontrete frequentemente chi è stato in Italia o ha parenti che ci vivono, e che sapranno o vorranno scambiare con voi qualche parola in italiano.

Ma sono purtroppo spesso alle prese con un'economia che non distribuisce equamente le sue risorse.

Ogni CFA speso direttamente con loro è un piccolo gesto concreto. Molto più di qualsiasi dichiarazione di principio.

Il Senegal merita questo tipo di attenzione.

I colori del Senegal
"Nove giorni non bastano. Ma bastano per capire che bisognerà ritornare.
Prima di tutto per vedere uno dei luoghi più belli, ma anche storicamente più turbolenti del Senegal, che sognavamo di vedere ma per cui ci è mancato il tempo necessario: la Casamance."

Katia