Uzbekistan: un sorprendente viaggio fai da te di 10 giorni lungo la Via della Seta

Il Registan di notte, Samarcanda
Il Registan di notte, Samarcanda

Non era in nessuna lista. Non era una meta che sognavamo da anni. E non sapevamo quasi nulla di questo paese incastonato tra le montagne dell'Asia Centrale, se non che era il paese di una delle località storiche più famose al mondo, un miraggio onirico nel deserto, custode dei segreti della seta: Samarcanda.

Ed è arrivato come arrivano sempre i nostri viaggi migliori: un volo (più economico degli altri) trovato dopo millemila serate su Skyscanner :). E la volontà di esplorare il mondo tutto che ha fatto il resto :).

Aspettative zero, dunque. E forse è proprio per questo che l'Uzbekistan ci ha conquistato così tanto: nessuna cartolina mentale da confermare, nessun paragone con cosa "doveva" essere. Solo scoperta, giorno dopo giorno.

Come arrivarci dall'Italia

Chi sta per organizzare un tour dell'Uzbekistan partendo dall'Italia deve sapere subito una cosa importante: da poco esistono due collegamenti diretti da/su Milano, che rendono tutto più semplice. A patto di incastrarli bene nell'itinerario: andata su una città e rientro da un'altra, Milano–Urgench e Tashkent–Milano. Un dettaglio prezioso, una combo perfetta, perché consente di disegnare il viaggio come un'unica traversata: si atterra a ovest, si attraversa il paese, e si riparte da est, senza mai dover tornare indietro sui propri passi.

Ovest-est o est-ovest? Il senso di marcia che cambia il viaggio

Se per comodità si scelgono i voli diretti, il senso di marcia del tour viene da sé: si atterra a Urgench e si finisce a Tashkent, quindi da ovest verso est.

Sulla scelta della direzione va fatta una considerazione che vorremmo condividere, una riflessione che si può fare solo a viaggio concluso. Partendo da Khiva e andando verso est, il viaggio è una progressione di maestosità dei monumenti, che crescono tappa dopo tappa e raggiungono il loro apice a Samarcanda, ma si perde un po' per strada la magia, il senso del sogno. Partendo da est, invece, la monumentalità va scemando — la potenza del Registan non si ritrova a Khiva — ma si guadagna in atmosfera ed emozione. Non è una scelta che si possa fare da casa: si capisce solo vivendola. Da casa è giusto ragionare per logica e ottimizzazione. E costi dei voli :). E, in ogni caso, sarà comunque la scelta giusta.

Cambio valuta, SIM e prese: le cose utili da sapere prima di partire

Cambio valuta. Come sempre meglio evitare l'aeroporto, dove il sovrapprezzo è garantito, e aspettare di arrivare in città. Tanto non è indispensabile avere subito som in tasca: i tassisti accettano tranquillamente anche euro e dollari — ma trattate SEMPRE il prezzo della corsa. Per il cambio vero e proprio ci si può affidare alle banche o alle piccole attività locali che, tra le altre cose, cambiano denaro: punti poco segnalati e quasi mai su Maps, la soluzione è chiedere ai locali o in hotel. Il tasso, in generale, è buono, e in tutto il paese capita spesso (non sempre) di poter pagare direttamente in euro, con il resto dato in som.

SIM. Anche atterrando molto presto la mattina, i chioschetti in aeroporto sono già attivi - almeno a Urgench - con prezzi ridicoli — un pacchetto dati di oltre 100gb è venduto per pochi euro, e pagabile anche in valuta estera.

Prese elettriche. Identiche a quelle italiane, zero adattatori.

Come muoversi in Uzbekistan

In breve: nelle città ci si muove a piedi o in taxi, super economici, tramite l'app Yandex (tranne a Khiva, dove peraltro non serve: è piccolissima e si gira benissimo a piedi. L'unico taxi che servirà è quello dall'aeroporto). Tra una città e l'altra, invece, si sceglie tra treni veloci, autisti privati o auto a noleggio.

I treni ad alta velocità (Afrosiyob in testa) sono comodi ed economici, ma vanno prenotati con largo anticipo, perché i posti si esauriscono in fretta. Vanno benissimo per viaggiare la sera/con il buio, o quando l'obiettivo è solo arrivare in fretta; per il resto, noi abbiamo preferito affidarci ad autisti privati, modalità che permette di aggiungere soste culturali lungo il tragitto.

Quanto al noleggio auto: può sembrare la scelta più naturale e indipendente, ma attenzione ai chilometri e alla spesa. Tra l'inizio e la fine di un tour classico (Urgench–Tashkent) corrono circa 1.600 km, troppi per tornare indietro con la stessa auto: serve un drop-off, disponibile in Uzbekistan con una sola compagnia, e che fa lievitare il prezzo anche di tre volte rispetto alla tariffa base. Mettendo insieme noleggio, carburante e ore di guida su tratte dove nel mezzo non c'è nulla di interessante (non sempre, ma spesso) esce un impegno, economico e fisico, non indifferente. Pertanto decidere di affidarsi a autisti locali per i trasferimenti più lunghi — muovendosi in autonomia nei giorni "stanziali" in ogni città — si è rivelata la soluzione più semplice e anche più conveniente. Molto di più dell'affitto di un auto con drop-off.

SI PARTE!

Ed è con tutti questi dubbi, che speriamo di avervi sciolto :), che è iniziato il nostro viaggio in Uzbekistan.

Ed ora è finalmente giunta l'ora di partire, buon viaggio! 😍

Khiva, la città-fiaba

L'incredibile fascino di Khiva
L'incredibile fascino di Khiva

Siamo atterrati all'alba all'aeroporto di Urgench, a una mezz'ora di auto da Khiva. Non funzionando Yandex, abbiamo preso un taxi fuori dall'aeroporto (contrattate!).

Khiva sembra uscita da un racconto prima ancora che da un libro di storia: una città-fortezza intera, cinta da mura di terra cruda, sopravvissuta sulla Via della Seta come tappa di carovane, mercanti e — si dice — anche di schiavi diretti verso i khanati vicini. Oggi Itchan Kala, il suo centro storico raccolto e fiabesco, è un museo a cielo aperto così compatto da sembrare un plastico in scala reale, e si percorre a piedi liberamente. Per entrare nelle attrazioni serve un biglietto cumulativo valido due giorni (250.000 som), che esclude alcuni luoghi — come il minareto più alto dell'Asia Centrale — a pagamento separato.

Per capire davvero cosa si sta guardando consigliamo un free tour locale di qualche ora (prenotabile online, gratuito ma con mancia d'obbligo): è stato molto interessante per una prima immersione nella cultura uzbeka.

Tra le tappe principali: l'Islom Hoja Minaret (si sale, vista wow), il Kalta Minor, minareto tozzo turchese simbolo della città, la Moschea Juma con la sua foresta di colonne in legno scolpito, la cittadella-fortezza Kuhna Ark, e la Madrasa di Mohammad Amin Khan (oggi un hotel, ma visitabile). Pranzo in uno dei tanti locali della città vecchia.

Nel pomeriggio la Kutlug Murad Inaq Madrassah, con una cisterna sotterranea suggestiva, il Pahlavan Mahmoud Mausoleum, tra i più belli della città, e una salita sulle mura dalla porta nord, panoramica ma breve. Per il tramonto due buone opzioni: il bastione Ak Sheik Bobo dentro Kuhna Ark, oppure una delle terrazze panoramiche della città — alcune sono da prenotare per tempo. Noi abbiamo scelto la Terassa Cafè.

Ma il momento che vale da solo l'intero viaggio arriva dopo il crepuscolo: una passeggiata tra le stradine di Itchan Kala illuminate, che trasformano Khiva in una scenografia da fiaba. Da non perdere per nessun motivo.

Quanto tempo serve per visitare Khiva? Una giornata piena è sufficiente, ma dipende dai ritmi di ciascuno: il biglietto vale due giorni, chi non ha fretta può prendersela comoda.

Dal deserto a Bukhara, tra le fortezze corasmie

La piccola ma sorprendente Kizil Kala
La piccola ma sorprendente Kizil Kala

Un'intuizione ci ha fatto guadagnare un'intera giornata: visitare le fortezze e fare il trasferimento a Bukhara nello stesso giorno, invece della formula classica (andata e ritorno a Khiva, trasferimento il giorno dopo) che brucia una giornata di spostamento a vuoto. Un'agenzia locale ci ha organizzato esattamente questo.

Da sapere: le fortezze non sono "sulla strada" per Bukhara, come si legge spesso — sono una deviazione a sé, prima di imboccare la via principale. Il vero trasferimento, circa 450 km, non ha più soste intermedie una volta rientrati sulla strada maestra.

La deviazione porta nel deserto del Kyzylkum, nella Repubblica autonoma del Karakalpakstan: duemila anni fa qui era la Corasmia, regione fertile crocevia della Via della Seta, e per difenderla i suoi sovrani costruirono decine di fortezze in mattoni di fango, oggi note come le "Cinquanta Fortezze" (dal 2008 nella lista dei siti candidati UNESCO). Tra le principali: Kizil Kala, Toprak Kala (antica capitale reale corasmia), Kavat Kala, il lago Akchakul (con un "campeggio" di yurte) è in zona ed è una buona sosta, e Ayaz Kala (la più scenografica, un complesso di tre fortezze su collina).

Giornata bellissima, da non saltare — probabilmente il modo migliore di impostare l'intero trasferimento. Consigliamo però la versione da cinque fortezze piuttosto che da otto: alcune sono evitabili e il giro da otto diventa lunghissimo. Un consiglio in più: fatevi indicare dal driver un buon posto per il pranzo, noi siamo incappati in una vera trappola per turisti.

Arrivo a Bukhara in serata, in tempo per cena (consigliamo una sistemazione vicino al centro storico) e per una passeggiata notturna a Piazza Lyabi Hauz e intorno al minareto Kalon illuminato — incredibilmente bello.

Bukhara, tra moschee, madrase e bazar

Scorcio del cortile della favolosa Kalon Masjidi
Scorcio del cortile della favolosa Kalon Masjidi

Il centro storico si visita comodamente a piedi in una giornata piena, alternando monumenti, cortili e bazar — spesso, come vedrete, la stessa cosa.

Tra le tappe: l'Ark (fortezza-museo, piuttosto trascurabile), la Kalon Masjidi di fronte al minareto (ingresso con gambe, testa e spalle coperte), il Minareto Kalon stesso (solo esterni), bellissimo di notte illuminato, i bazar coperti di Toqi Zargaron e Toqi Telpakfurushon, le madrase Ulugh Beg e Abdoullaziz Khan (solo cortile visitabile) e le madrase Kukeldash e Nadir Divan Begi, quest'ultima affacciata sulla splendida Piazza Lyabi Hauz.

Dopo pranzo spostamento in taxi al Palazzo Sitorai Mohi Khosa (Palazzo Estivo), grazioso, ma da fare solo se non toglie spazio ad altro, e successivamente al piccolo ma interessante Mausoleo di Ismail Samani.

Di Bukhara si può dire tutto il bene che se ne dice: di giorno bella, di notte ancora di più. Il nostro giudizio è però un po' agrodolce: molti siti storici ospitano oggi solo attività commerciali, bazar, negozi di tappeti e souvenir. Ovunque, commercio e mercificazione — d'altra parte, siamo pur sempre sulla via commerciale più famosa della storia ❤️.

Verso Samarcanda, con soste lungo la strada

Il complesso commemorativo di Bahouddin Naqshbandi
Il complesso commemorativo di Bahouddin Naqshbandi

Anche questo trasferimento l'abbiamo costruito su misura, per non perdere buona parte della giornata solo negli spostamenti: un'agenzia locale ci ha organizzato il percorso con tre soste scelte da noi.

Prima tappa, il Complesso commemorativo di Bahouddin Naqshbandi, a pochi km da Bukhara: qui è sepolto il fondatore dell'omonimo ordine sufi, meta di pellegrinaggio per musulmani da tutta l'Asia Centrale — cortili silenziosi, giardini, un altro mondo rispetto al centro storico. Seconda tappa, un laboratorio di ceramica tradizionale a Gijduvon: turistico, ma interessante, con pezzi davvero artigianali. Terza tappa, il Caravanserraglio di Rabati Malik, patrimonio UNESCO dal 2023: dell'XI secolo, oggi ne resta solo il grande portale, ma l'importanza storica — tappa di carovane tra Bukhara e Samarcanda — è enorme.

Arrivo a Samarcanda nel primo pomeriggio, check-in e di corsa a scoprire Samarcanda.

Samarcanda, la città simbolo

La Necropoli di Shah-i-Zinda di Samarcanda lascia realmente senza fiato
La Necropoli di Shah-i-Zinda di Samarcanda lascia realmente senza fiato

Samarcanda è una città vera, non un centro storico compatto come Khiva o Bukhara: le attrazioni sono più lontane tra loro, il taxi diventa quasi necessario per alcuni spostamenti. È meno raccolta, più caotica per il traffico, decisamente più turistica — e con essa cresce anche una certa scaltrezza nel raggirare i turisti, dai ristoranti con menù gonfiati ad hoc e chioschi che vendono caffè espresso a prezzi (per loro) esorbitanti. Qui ci siamo sentiti meno accolti, anche se non è detto sia la regola per tutti. Ma le attrazioni restano imperdibili.

Prime tappe: il Mausoleo di Gur-e-Amir, ultima dimora di Tamerlano sotto una cupola turchese mozzafiato, e la maestosa Moschea di Bibi-Khanym, entrambe assolutamente imperdibili.

La sera, Registan by night: spettacolo di luci e suoni proiettato sulle madrase (orario variabile a seconda della stagione, verificate online). Per assistere senza pagare il biglietto d'ingresso basta sistemarsi sulla scalinata esterna che affaccia sulla piazza, fuori dalle transenne — vista comunque ottima.

Il mattino dopo sveglia presto, colazione e Registan. Infatti il momento giusto per visitarlo è la mattina presto, appena apre: pochissimi turisti in giro, una bellezza che si gode quasi in solitaria. L'ingresso, unico per le tre madrase, è a pagamento; la più antica, la Madrasa di Ulugh Beg, fu fondata nel 1420 dall'astronomo-sultano nipote di Tamerlano, e fu una delle università più importanti del mondo islamico dell'epoca. Preparatevi: vi sentirete in un documentario!

Da vedere anche la Moschea di Hazrat Hizr, su una collina con vista panoramica (vale la pena solo per il panorama), la Necropoli di Shah-i-Zinda, uno dei pochi luoghi dove si richiede abbigliamento sobrio, - meglio evitare le ore più calde — e il Bazar Siyob, colorato e vivo (non andateci troppo tardi, molti banchi chiudono verso le 18, anche molto prima). L'Osservatorio di Ulugh Beg, infine, conserva poco della struttura originale, ma resta importante per il suo incredibile valore storico.

Scorcio del Registan
Scorcio del Registan

Una deviazione in Tagikistan

Una giornata intera dedicata a un salto oltre confine, verso i Sette Laghi del Tagikistan: un'ora e un quarto di auto fino al confine organizzato con un'agenzia locale, poi dogana a piedi in autonomia, in coda fra uzbeki e tagiki pieni di bagagli a mano. E pochi turisti.

Ma questo viaggio oltre confine, in terre vicine ma remote come galassie, lontano dai circuiti turistici classici, merita un racconto a parte: ve lo riserviamo in questo articolo dedicato.

Tashkent, una bella sorpresa

Tashkent city di notte ti proietta nel futuro
Tashkent city di notte ti proietta nel futuro

Da una capitale poco nota — prima di scegliere la meta non sapevamo nemmeno quale fosse — ci aspettavamo una città anonima, di passaggio. Ci sbagliavamo di grosso.

Si comincia da Tashkent City, il quartiere moderno con il suo lago, curatissimo e fotogenico sia di giorno che di sera. Poi il Chorsu Bazar, da non perdere nè da fuori nè da dentro (leggi questo articolo per sapere di più del Chorsu Bazar e del modernismo sovietico di Tashkent), pulito ma autentico, e un giro in metropolitana — le stazioni di Alisher Navoi, Kosmonavtlar e Mustaqillik Maydoni sono vere gallerie d'arte sotterranee.

Il Mausoleo di Abu Bakr Kaffal Shoshi è evitabile, la Madrasa Barak Khan ospita oggi soprattutto souvenir. Attenzione invece al Centro della Civiltà Islamica: bellissimo da fuori, ma una truffa colossale, con un prezzo per gli stranieri FOLLE (ci hanno chiesto - a voce - l'equivalente di 35 euro!), un vero trappolone per turisti! Peccato, perché dentro dev'essere splendido.

Da vedere ancora la Moschea Hazrat Imam (portatevi uno scialle), Mustakillik Square con la sua fontana, l'Alay Bazaar per frutta fresca e secca a prezzi onesti, e Amir Temur Square, la piazza più famosa della città, con l'iconico Hotel Uzbekistan sullo sfondo. Si chiude la giornata di nuovo a Tashkent City, per lo spettacolo di luci sul lago (orari da verificare) — di sera la zona è ancora più bella, e lì intorno non mancano locali dove fermarsi a cena.

Valle di Fergana, due giorni fuori dai circuiti

I pani giganti del bazaar di Fergana
I pani giganti del bazaar di Fergana

L'obiettivo di ottimizzare tutti i trasferimenti aveva la finalità di liberare un paio di giorni alla fine della vacanza per aggiungere un'ulteriore tappa. L'idea inizialissima era un'esperienza in yurta, subito poi scartata perché avrebbe richiesto due giorni interi fra esperienza + spostamenti (senza soste interessanti nel mezzo), ed anche perchè eccessivamente turistica. Abbiamo scelto invece di dedicare questo tempo alla Valle di Fergana, una delle zone dell'Uzbekistan meno toccate dal turismo di massa, affidandoci di nuovo a un'agenzia locale per i trasferimenti.

Prima tappa, Kokand, un tempo capitale di un khanato autonomo: il Palazzo di Khudoyar Khan, con la sua facciata di maioliche coloratissime, la Moschea Jume con il suo portico di colonne scolpite, il Mausoleo di Modari Khan e l'Optom Kiyim Bazaar. A Rishtan, patria storica della ceramica uzbeka, tappa al mausoleo e nel laboratorio di un maestro ceramista locale, con pezzi davvero unici da portare a casa. Notte a Fergana.

Il giorno dopo, il bazar di Fergana con i suoi pani giganti, poi Margilan, capitale della seta: la visita a una fabbrica di seta tradizionale (spiegazione ottima) e la Madrasa Said Ahmad Khoja, oggi piena di negozi e corsi di ricamo. Il momento clou è il Kumtepa Bazaar: la domenica diventa enorme, ci si perde letteralmente — ottimo posto per comprare sciarpe di seta a buon prezzo.

Arrivo a Tashkent nel tardo pomeriggio, con sosta pranzo panoramica lungo la strada. In serata, Magic City per lo spettacolo di luci: una Disneyland uzbeka, un po' pacchiana ma sorprendente, specie con bambini al seguito. Cena finale in un ristorante più raffinato, per chiudere in bellezza.

Giovane apprendista in uno dei laboratori di ceramica di Rishtan
Giovane apprendista in uno dei laboratori di ceramica di Rishtan

Il modernismo sovietico di Tashkent

Doveva essere solo una mezza giornata cuscinetto prima del volo di rientro. È diventata una delle esperienze più belle e inaspettate di tutto il viaggio: un itinerario tra edifici e architetture sovietiche che vale davvero la pena scoprire, ve lo raccontiamo in un articolo a parte. Ma vi anticipiamo una curiosità. La scelta è stata evidentemente vincente, perchè è stata supportata da un evento che abbiamo saputo solo al nostro rientro: proprio mentre visitavamo gli edifici modernisti di Tashkent, dieci di loro entravano nella lista dei patrimonio UNESCO! ❤️

Conclusioni

Non l'avevamo scelto noi, l'Uzbekistan. Siamo partiti da un foglio completamente bianco, senza aspettative né immagini pronte in testa. E la realtà è andata ben oltre qualsiasi immaginazione che avremmo potuto costruirci.

L'Uzbekistan è un paese con un passato enorme — millenni di Via della Seta, khanati, imperi, carovane — che ha aperto ufficialmente le porte al turismo da qualche anno (pochi), e vi sta investendo con decisione. Per questo va visto ora, prima che esploda: e non ci vorrà molto. Ma è anche un paese con lo sguardo dritto sul futuro, e Tashkent ne è la prova più evidente: grattacieli, parchi curatissimi, installazioni artistiche, fontane e piazze bellissime, un'attenzione importante all'ordine e alla pulizia, un paese dove il cittadino sembra davvero al centro di tutto. Noi ci siamo sentiti a nostro agio, accolti, e ogni cosa è stata semplice e piacevole. Persino l'epoca sovietica, qui, ha lasciato in eredità testimonianze meravigliose, appena diventate patrimonio Unesco.

Siamo partiti senza aspettative, e siamo tornati con la sensazione di aver scoperto uno dei paesi più sorprendenti che abbiamo mai visitato (lo ammetto, lo pensiamo spesso: ma che ci volete fare, siamo degli entusiasti 😁). E per questo motivo la nostra felicità sarà amplificata se saremo riusciti a trasmettere anche a voi questa passione, e a convincervi a partire per l'Uzbekistan 🤗.

Il Kuhna Ark di notte, magica Khiva
Il Kuhna Ark di notte, magica Khiva